bisbigliato da odiatosilenzio alle ore 18:10 venerdì, 04 maggio 2007

Qualche domanda ogni tanto... e poi diventano quei giorni in cui il peso di ciò che sei diventa troppo grande da sopportare. Sono quei giorni in cui ogni canzone che passa alla radio racconta scorci nostalgici di vita, quei giorni in cui tutto sembra nero e gli altri colori solo sfumature di grigio. Però sono anche quei giorni in cui la vita riserva belle sorprese, giorni in cui la ripresa diventa più dolce della partenza.

E così mi pongo qualche domanda in più, la coscienza brucia perchè l'omologazione annulla ogni cenno dell'essere. E io ho ceduto, ci sono cascata, perchè non pensare era molto più semplice, perchè l'essere superficiale faceva scivolare tutte le cose brutte sulla mia schiena come fossi sporca di petrolio. Invece ora riprendo scudo e spada e riprendo a lottare come facevo un tempo, perchè i giorni sfuggono tra le dita stanche; stanche di una vita che non mi appartiene più, stanche di dover essere attente ed ogni minimo gesto. E cambio anche io. Lo decido così. Ditemi un bentornata perchè non ho più intenzione di abbandonare il mio spirito e ciò che mi dice.

Mi sono accorta di avere un buco grosso dentro che nessun pezzo di spugna color fuxia dall'aria fashion potrà colmare, neanche l'aria da brava ragazza che ho ora, a dispetto di tutti i buchi e le rasature che erano parte di me.

Credo di essere semplicemente emotivamente insoddisfatta.

bisbigliato da odiatosilenzio alle ore 14:44 sabato, 30 dicembre 2006

E proprio quando pensava che mai avrebbe avuto posto nel suo pensiero un solo attimo bastò a rivelarle il contrario. Un solo sguardo le cancellò dalla mente le lacrime, la sofferenza che le fece provare. Tutto fu come sbattere la testa contro il muro, come un doccia gelata all'improvviso, con la stessa meraviglia con la quale si guarda un bambino appena nato, con la stessa paura con cui si tiene in mano qualcosa si fragile e preziosissimo, con lo stesso colore dell'emozione.

Lui l'aveva sempre amata come si ama un ciuffo umido sulla fronte, come un taglio nel vetro, come la felpa appena lavata, come si ama qualsiasi cosa.

Invece ora era diverso, lui non poteva non guardarla in quel modo, apprezzare tutto quello che gli era stato dimostrato sommessamente, flebile come il sussurro di un malato. E si era accorto di quanto lei fosse importante, quanto gli mancasse costantemente il suo odore sulla pelle. Quegli abbracci diventavano sempre più caldi, senza più stupide impressioni ma solo ed unicamente dimostrazioni di emozioni che erano lì, forse c'erano sempre stati, con un velo di cinismo sopra, lasciati coperti dalla paura di soffrire, di amare, di vivere.

In quell'attimo tutto si realizzò davanti ad entrambi, imbarazzati e spauriti come due bambini, come se fino ad allora fossero stati sotto la gonna delle mamme, come se del mondo non avessero visto nulla. Un bacio, aprirono gli occhi entrambi e si scambiarono uno sguardo di tenera complicità ancora attaccati come se fossero in un addio anzicchè in un dolce saluto di inizio.

E lei li aprì davvero gli occhi e nella luce della stanza non ancora illuminata dal sole le prese una stretta allo stomaco e un fitta al cuore. La delusione pervase quel corpicino aggraziato e due lacrime le spuntarono sul viso. Era tutto un sogno.

bisbigliato da odiatosilenzio alle ore 12:58 venerdì, 17 novembre 2006

Forse la prima volta dopo non so quanto tempo sono tornata a casa presto. Scuola, compiti, ragazzo, manina, bacetti e a casa per rendere la mia vita troppo normale o più semplicemente per dare quel tocco di stranezza che le mancava. Dopo anni di "esco di casa senza aver finito di studiare, non andrò a scuola neanche domani, vediamo se stasera lui mi pensa, forse sono sbagliata e ora della nanna=2:45", questa sera è di nuovo strano sentirsi ad adempiere alle abitudini della classica brava ragazza. Un'altra delle mie cercate sensazioni forti senza le quali non riuscirei a vivere. 
E proprio stasera, mentre percorrevo il solito angolo fermata-casa ho sentito un odore di legna bruciata, classico dei paesi durante il periodo invernale. Perchè lo abbia sentito in pieno centro non so, ma ha riportato alla mia mente il Natale. La classica festa con il solito angelo che come ogni anno si prende in culo l'albero. Si, altrimenti per quale motivo sopra la maggior parte degli abeti tutti addobbati c'è un angioletto che, povero lui, è costretto a sedersi su una punta tanto scomoda? E poi inizieranno i classici film sul babbo buono dalla barba bianca, su gli elfi che aiutano i bambini cattivi a diventare buoni, sulle ricompense giustificate e quant'altro di ipocrita che si maschera di perbenismo ingenuo che tocca il cuore degli insoddisfatti. E io come al solito la vigilia con la famiglia materna, con il classico uomo di turno vestito di rosso con tanto di barba finta, il sacco pieno di regali veri, lo scarto anticipato alle 22:30 che i bambini poi si addormantano e gli adulti a mezzanotte in chiesa. Il pranzo di Natale con la famiglia paterna, la nonna che ormai non sa più di essere viva, un albero quasi inesistente e la casa semivuota che rimbomba di rumori per il pranzo. E poi la sera, la parte più bella. Il Natale con gli amici. La colletta fatta in precedenza per fare la spesa, puttanate che volano da un capo all'altro del tavolo su chi ha intenzione o meno di lavare i piatti, il caffè che non vuole fare mai nessuno (che tanto tocca sempre a noi ragazze), il primo, il secondo e il terzo spumante aperto, le classiche domande del tipo chetihannoregalatoituoi? e il classico elenco a seguire. E poi si da fondo alle bottiglie di qualsiasi cosa basta che sia alcolico, le organizzazioni "vengo a dormire a casa tua","mi accompagni tu?" e poi tavolo sombro da tutti i resti di un consumismo ben accetto, senza pensieri su chi invece non ne ha potuto apprezzare, specialmente da chi ha disprezzato inconsciamente per mantenere la linea. Si stende il classico tappeto di panno verde con carte e spiccioli annessi. E fino alle prime luci dell'alba continuare a bruciare sigarette, a consumare pandoro (che tanto il panettone non piace a nessuno per i canditi) e a baciare il proprio pensiero continuo tra sguardi brilli di alcol e di sonno e occhi lucidi di allegria. E infine andare a dormire, a chi va bene con il ragazzo/a affianco perchè la famiglia è partita per qualche posto fragandosene del classico Natale a casa, finemente soddisfatti.
Penso prospettiva discreta. Forse solo ed unicamente per l'ultima parte della giornata per cui ci si prepara da più di un mese prima.
Fine umorismo con la classica punta di cinismo. Non riesco a descrivere una festa tanto falsa senza esprimermi in questi termini. Tanto a cosa serve una festa della famiglia felice e riunita se la maggior parte fa finta di esserlo usando come modello la mulino bianco e poi tanto alle spalle sappiamo di poterci pugnalare ed essere tutti stronzi? Natale con i tuoi e Pasqua con chi vuoi. Mah...
bisbigliato da odiatosilenzio alle ore 19:13 martedì, 07 novembre 2006

Mi sembra un periodo apparentemente morto. Mi sento un ebete, un idiota, intellettualmente inutile. Ho perso la mia parte tetra, la mia parte misteriosa. La mia paranoia si è dileguata dietro un bacio che contiene concetti che tutte le parole del mondo non basterebbero a spiegare.
Sono innamorata, persa, con le ali aperte più che mai, con le farfalle nello stomaco. Senza la mia arte.
Speranze inutili, per tanto tempo, così mi dicevano.
Ho sempre creduto nel destino letto da altri e con polso fermo e paura sotto le scarpe, ho deciso di sfidarlo. E per stavolta la prima battaglia l'ho vinta io.
La farfalla più che mai prende il suo significato, le parole di altri sfumano, il cuore non fa altro che saltare e le luci dei locali si perdono nella nebbia. Sguardi bassi, stavolta pieni di stupore, "si" sussurrati a stento e... una sola sicurezza in più. Per quanto può durare. Non importa.
Così pensavo.
Fuori dal finestrino case e alberi scorrono veloci, noi a sfidare tutto ogni minuto e un solo pensiero mi attraversa la testa "è davvero questa la felicità?". Lui affianco che mi accarezza la mano stringendola verso il suo petto, fuori la strada buia e noi su quattro ruote pieni di tempo, di ambizioni e di belle intenzioni. Pieni di vita. La completa assenza del dolore, una sensazione di pace. "mi sento completa. Passerò più lo stesso momento?" Consiglio : "vivitela!".
Sono troppo paranoica per non aver paura di perdere tutto da un momento all'altro. Mi sto distruggendo con le mie mani solo perchè questa cosa voglio viverla, solo perchè questa situazione mi ha sconvolto nel profondo. Non ho più le mie certezze.
Niente finisce come nei film e questa è la cosa che mi spaventa. Non sono una principessa, non recito battute, non sono pagata per le comparse nella vita delle persone. Non ho ruoli e lui non è il principe azzurro. Siamo entrambi disillusi abbastanza per mandare come nulla tutto a rotoli. E mi fa più paura questo che un serpente nel letto.
bisbigliato da odiatosilenzio alle ore 14:40 sabato, 23 settembre 2006

Quest'educazione del cazzo ci impone di non fare male, di portare rispetto a chi ci ha messi al mondo, a chi ha cercato di crescerci. Ma non impone a loro di rispettarci allo stesso modo.
Due parole cattivissime, dette in un momento di stoltezza per niente innocua, mi hanno ferita. Per quale motivo futile, poi. Un "mi vergogno" detto da uno con soli 8 anni in più, da uno che quando gli conviene torna dalla sorellina. Si, perchè la sorellina è forte, sopporta tutto lei. Si, perchè la sorellina è matura, capisce tutto lei. E io? Da sola ci sono stata tante volte. Vi spaventa che io non abbia bisogno di voi? Vi vergognate perchè io, a differenza vostra, ho uno splendido futuro davanti? Vi atteggiate tanto a "noisiamogentechenonbadaall'apparenza" e poi mi fate ste cagate perchè sono così? Perchè sono me stessa? Poi di tutto quello che di brutto mi è successo avete sempre scaricato la colpa sugli altri. Ma bravi! Per fortuna della vostra genetica molecolare ho solo l'aspetto. Vi sto rinnegando come voi avete fatto con me. Sono sempre stata sola e di certo ora non sarà diverso.
Il mondo fa schifo e ci insegnano ad averne paura, a sottometterci. Ma non lo farò di nuovo. Non crederò ancora di essere io il problema. Non accetterò delle banali scuse con un sottointeso "appenamiricapital'occasionelorifaccio". Mi sono stancata. E anche quando ho avuto bisogno di un aiuto con gli attributi, non siete stati voi a farlo. Non sono nè punk, nè dark, nè metallara... sono solo me stessa e ci ho messo anni e lacrime per riuscire a capirmi e ad accettarmi. E non sarete di certo voi, che alla vostra età ancora fate merda ovunque, a farmi cadere, a distruggere tutto quello che di bello ho ottenuto. E non meritate altro perchè non vedete ad un palmo dal naso.
 
"E' L'IGNORANZA CHE CREA LA VIOLENZA!".
 
E mi sento ancora forte abbastanza da andare contro tutto e tutti, se fosse necessario. Non ho paura di cadere. Tantomeno di loro.
bisbigliato da odiatosilenzio alle ore 19:23 domenica, 23 luglio 2006

Note su note...il mio amore...la mia angoscia...le nuvole...me. La comprensione post superficiale mi avvicina ad una serie sempre più ampia di menti che sembrano urlare quello che io non ho mai voluto ammettere. Unghie sempre più saguigne battono la tastiera, sperando di sviscerare, con movimenti del tutto meccanici, ciò che continua a non voler uscire, ciò che sembra tormentarmi le membra. E il tempo, completamente nemico, lascia segni che non voglio. E restano... a disturbare e a lacerare le iridi. A farmi stringere ossessivamente tutto quello che mi resta e a farmi assaporare con una bramosità atroce quello che so di perdere. Forse perderò cosa siamo. E perderò ancora contro il mondo e il destino. Perderò la lotta che ho fatto per ottenere ciò che ho voluto. E per quanto voglia non pensare a tutto questo, sento la consapevolezza che mi assale. Sento di non poter avere nulla fino in fondo. Sento che i propositi non bastano. Partirà. E io? Costretta alla vità di sempre... non voglio che arrivi il mio compleanno perchè lui non ci sarà.
Giravo lo sguardo, il mare, le panchine, famiglie felici vicino alla ringhiera, bambini che saltavano incontro alla vita. Chiudevo gli occhi. L'aria calda m'inondava il cuore di sicurezza, di voglia. Il suo odore mi riempiva il naso e le mie orecchie sentivano la sua voce cantare -ti voglio bene- di vasco. Un sole perfetto illuminava i volti. Chiudevo le palpebre.
Le riaprivo. Era sera. Sempre lui con me. La sua testa è sulle mie gambe mentre lentamente si avvicinava all'incontro con morfeo. Una felpa indossata. L'aria di pioggia mi riempiva di tristezza. Nonostante fosse luglio mi sembrava che invece l'autunno fosse più vicino di quanto immaginassi. Mi chiedeva perchè stessi sorridendo. Perchè era ancora affianco a me dopo tutto quel tempo. Giravo lo sguardo. Una lacrima. Tu in autunno non ci sarai.
 
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categoria : darkside
bisbigliato da odiatosilenzio alle ore 02:52 venerdì, 16 giugno 2006

macabre e grigie lullabies, ispirazioni

e tu...mi manki...aria

lontano, posti senza paessaggio, persone senza volto

e tu...sei lì...ti immagino

lontano...da me, da quello ke mi riguarda

e ti sento...lontano,ma ti sento

e scappi, solo in alcuni momenti, ma scappi

più veloce di un fiume, più impercettibile di un sussurro, fresco come la rugiada

con la faccia velata da incertezze tue

di mondi ke nn ti appartengono

di mondi a cui nn vuoi appartenere

di mondi di cui nn faccio parte

e quello ke ti kiedi fa male

nn sai rispondere

nn lo farai

nn smettere di sperare,lontano

dovunque...lontano

è così ke ti sento

e ora c'è un vuoto, l'hai lasciato, nn sei quì, è cambiato tutto, nn ti dirò mai cosa penso davvero. Con tocchi leggeri scrivo di te,cn la stessa leggerezza cn cui mi hai sfiorato l'anima, schiudendola lentamente, entrandomi nel sangue, facendo parte di me fin dal primo momento. E ora... ora... mi parli, mi sorridi, mi confondi, mi ferisci, mi tiri, mi trasformi, mi abbracci, mi disarmi, mi convinci, mi trascini, mi colpisci, mi spaventi, mi ami, mi distruggi... sei tutto ciò ke volevo ma ke purtroppo nn sn riuscita ad apprezzare fin dall'inizio. Credo di amarti davvero... nn è facile... lo sai... da lontano

bisbigliato da odiatosilenzio alle ore 01:03 venerdì, 16 giugno 2006

Sangue… dal mio dito. L’ho visto sgorgare da una piccola lacerazione dell’epidermide. Un taglietto. Una sensazione di fastidioso dolore mi bloccava lo stomaco. E intanto pensavo… pensavo a quanto sia sputtanato il sangue in tv, a quanto siano superficiali le nostre sensazioni al riguardo, a quanto sia strano sapere che invece ciò ke si ha davanti è reale. E pensavo alla cattiveria della gente, a tutto quel liquido umorale versato ogni giorno, a quante vite si spengono inesorabilmente lontano da noi, dai nostri occhi, dalla nostra realtà. E pensavo… pensavo a quante persone ho visto desiderare la morte, e guardandomi allo specchio ricordavo ke una di quelle ero io. Una di quelle facce stanche, con gli occhi infossati, che chiedeva aiuto nonostante la voce nn pronunciasse nulla. Ricordavo… ricordavo momenti in cui mi sentivo le ali legate. Ricordavo momenti in cui, x cercare di nn pensare al mio corpo tremante, senza un apparente motivo fisico, trovavo appigli in pensieri lontani dal mio essere. Ricordavo il momento in cui ho deciso di dare un motivo al mio tatuaggio. Mi sentivo chiusa in un bozzolo, come una crisalide. E mi chiedevo quando avrei potuto finalmente liberarmi del mio involucro ingombrante, soffocante. Mi chiedevo quando avrei potuto aprire le mie ali, volare libera incontro alla vita. Ricordavo… e pensavo. Pensavo a quanto normale ci sembrasse la realtà che abbiamo intorno, per quanto incredibile possa essere. E pensavo a come allora avrei voluto scappare da ciò che nn mi conveniva sentire, vigliaccamente. Mi sembra, ora, tutto uno sbaglio. Mi sembra come se avessi avuto paura di vivere. Ora nn ho più paura...

bisbigliato da odiatosilenzio alle ore 18:49 giovedì, 01 giugno 2006

era da tanto ke non m sentivo così, il sapore delle lacrime fino alla gola, il vento che schiaffeggia lievemente e piacevolmente la faccia, la consqapevolezza di essere completamente sola. Davanti a me solo un cane, in una notte fresca di inizio giugno, tramontana. E Lui, a soli 20 metri da me, così irraggiungibile, così inconsapevole della mia presenza e così preso da qualcosa che lo sta portando corporalmente via da me. Nei miei pensieri la speranza che sia solo il corpo lontano, la mente e il cuore accanto ai miei ma nelle mani ho solo l'incertezza che ormai mi accompagna da troppo tempo, fedele amica alla quale "devo" tutto quello che di amaro ho fatto fino ad adesso. E il cercare disperatamente di esternare da sola, come se fossi davanti ad uno specchio, il mio male di vivere ed invece davanti a me il nulla, uno strapiombo, il mare, le luci di qualcosa che in realtà rappresenta il pane e la morte, la speranza di un futuro e contemporaneamente la distruzione di questo. E' qui che cerca di prendere vita il mio sfogo, fugaci occhiate impaurite sperando che nessuno possa vedermi in questo stato, e sperando che se proprio qualcuno mi dovesse vedere poi non lo dovrei più incontrare o al limite sperando che questo qualcuno sia armato di indifferenza fino al collo. Poi piano piano scivolo nel mio "io" più profondo ed è in questo momento che le tanto aspettate lacrime liberatorie scendono. E allora inizia l'analisi del punto cruciale che scatena i miei liquidi umorali. Le tanto odiate/amate domande: qual è il pensiero che ho in mente che poi apre i rubinetti? Nulla , vuoto, nessuna risposta. E allora pensieri sul voler non essere qui, la coscienza che si ha tutto ma non proprio, l'insoddisfazione che non ha nulla a che vedere con il materiale. Che cosa diavolo mi fa stare male tanto da desiderare di essere sul fondo del mare che ho di fronte? Sempre nulla, è come se razionalmente io qualla risposta non la volessi sentire affatto. E il sapere che per me ancora non è finito nulla, che la mia anima è solo stata addormentata mi tormenta ancora di più l'esistenza. sembra come se la sofferenza non dovesse avere più fine e non voglio. Non bisogna mai aspettare qualcosa per essere felice, è vero, ma x me il bello è che non so cosa aspettare. La fine della scuola forse?No...non mi risolve nulla, tanto sono da sola lo stesso. Lui?Neanche, non è più nel mio stile affidarmi completamente a qualcuno.

E continuo a guardarmi intorno, tornando alla realtà, cercando di intravederlo, lì, a 20 metri, in mezzo alla folla. E' inutile...non potrebbe mai pensare che io, così radiosa e sorridente come sono con lui di solito, possa essererannicchiata in uno degli angoli più nascosti e isolati davanti al mare a piangere e a chiedere il perchè della vita. Ma cerco comunque di guardare rendendomi conto che in realtà non avrò mai il coraggio di passare lì davanti, in queste condizioni poi!!Quindi iniziano anche le immagini nella mente di una remota possibilità che lui, in un momento di pausa, venisse proprio quì, in questo posto (prorpio xkè isolato) a "parlare" con una delle ragazze appena conosciute. Inizio a immaginare una mia ipotetica reazione e poi la nuvoletta sparisce lasciando il posto solo allo sguardo spento dato al telefono che continua a non dare cenni di vita, mostrando semplicemente l'orario... 00:42. Che apatia che c'è in giro, solo rumore di auto che sfrecciano veloci con dentro chissacchì a parlare di chissacchè, ognuno con i propri pensieri e i propri problemi, magari semplicemente gruppi di ragazzi che mentre ascoltano musica di qualche anno fa, ridono x delle battute senza senso. E io quì, a pensare a tutto quello che potrebbe essere. Una sigaretta,poi un'altra. E pensare che un giorno, se sarà destino, sarò da qualche parte nel mondo a cercare di curare i danni che questa provoca e intanto, così, mi uccido io stessa. E piano piano, vedendo le persone allegre passare con il gelato in mano, mi sale la rabbia di tutto quello che mi è stato detto gratuitamente. E poi penso a tutto quello che gratuitamente si fa nel mondo ma non mi è affatto d'aiuto.

Una chiamata sul cell...i miei..."ok,ok,arrivo,si mangio a casa,si,ciao". Devo tornare alla mia vita di sempre, un ultimo sguardo all'oscurità, in pratica un'altro sguardo a me stessa, mi asciugo le lacrime, mi passo con non-chalance le dita sotto il naso, saluto la mia anima e mentre riprendo lentamente la strada del ritorno, inizio di nuovo a chiudere i miei mali nel cassetto, inizio di nuovo a cercare di sotterrarli sperando che ciò non faccia tanto male. Dò un ultimo sguardo a lui, lì, immaginandolo sorridente e indaffarato e giro il viso per guardare la strada. Ma un po' di me è ancora in circolo e allora penso "ma a che serve guardare?!"e attraverso...ok...sto arrivando; a pochi angoli di distanza mi guardo in una vetrina del centro, ok, non si vede nulla, faccia pulita come al solito, occhi vitrei e sorriso plastico. Sono pronta ad affrontarli di nuovo. Solo che non so quando sarò pronta ad affrontare me stessa...