Sembra strano come inizio a vedere maschere e attori in tutto. La vita è il primo teatro a cui assistiamo, i primi spettacoli siamo noi a darli; viviamo commedie, drammi, tragedie anche. E ultimamente mi sono fatta tramite tra rappresentazione e spettatori. Adoro far finta di essere seduta su una calda poltrona di velluto rosso con il solo compito di assaporare vicende, ascoltare soliloqui, che spesso e volentieri recito davanti allo specchio, assumendo le facce più strane, a seconda degli stati d'animo. C'è chi mi chiama il manga, il pokemon, per i miei occhi che si aprono, guardando un'ipotetica stella nel cielo, con i pugni stretti sotto le guance... e penso a sorridere. E ora voglio far sorridere voi, forse con po' della mia grezzaggine che rende più saporita la lettura. O almeno spero.
Grigio pomeriggio autunnale, il tempo inizia a fare capricci. Ore 15:30 e il telefono squilla.
- Porca p**... -
proprio ora che iniziavo a far riposare le mie stanche membra... con la voce assonnata e con il naso tappato dal raffreddore, rispondo:
- pronto? - ... niente...
- pronto? - ...niente...
ok, non è pronto! ma vaff... mi rigiro sotto il caldo piumone, sperando in una tranquillità quasi idilliaca.
Driiin driiin driiin
...mi inizia a venire la goccia sulla tempia destra e la bocca inizia a deformarsi...
- pronto? -
- weilà! -
...ma che cazzo di risposta è weilà?
io: - weilà! -
- ti ho disturbato? -
- nooo -
...parte il naso alla pinocchio, che già sto messa bene, poi mi costringono pure a dire le bugie...
- sei a casa?io sono in zona,non so... -
- ...mmm... -
...che cosa non sai?che cosa mi hai chiamata a fare, per dirmi non so?!
- ...non so, ti va di andare a prendere un caffè? -
- ok -
...come minimo,mi hai svegliata, ora ti faccio lasciare un assegno post datato sul bancone per penitenza, tutto il bar mi devi regalare!...
- tra dieci minuti sto da te! -
- ok, citofonami e scendo -
...
GNEEEE GNE
Il citofono...e si! Perchè il mio citofono fa così, qualcosa da ridire?
Lo vedo, in piedi accanto alla macchina, gambe incrociate, mano sinistra in tasca, nella destra ha una sigaretta che ha fumato in un tiro solo, Ray-Ban a metà naso, sguardo alla james dean e mezzo sorriso... in conclusione?una faccia di cazzo! Bella però...
- come va? -
...io ancora con la bava di sonno alla bocca...
- bene... dove si va? -
- allora sei scemo... già mi chiami per dirmi "non so", è più di un mese che usciamo e ancora non riesci a chiedermi di prendere un caffè? -
- ok, allora alla prossima telefonata ti chiedo di andare a vivere insieme, va meglio? -
...mi parte lo sguardo assassino... adoro questi rapporti, un po' impacciati, un po' comici.
Entro in macchina, abbasso il parasole con l'utilissimo specchietto, che non so come ancora non si sia rotto per tutte le volte che lo apro, rannicchio le gambe sul sedile, che tanto sono piccola e di me, lì dentro, ne vanno almeno tre, e partiamo.
Inizia la straziante scelta di un bar... questo no che è un buco, questo no che è dell'amico di mio padre, questo no che fanno un espressino di merda, questo no che ha il bagno troppo piccolo, questo neanche che ha il barista che se la fa con dario argento... e allora ditelo che me lo prendevo a casa!
Ne troviamo uno sulla strada per Lecce (io abito a Taranto)... questo va bene? io con i tic nervosi che fanno scattare testa e collo. Scendiamo, ordiniamo due espressini, paga lui ovviamente... 4 euro e 50.
- Quant'è? -
...due caffè del cazzo abbiamo chiesto, mica corretto coi diamanti!...
ok, altro bar da mettere sulla lista: questo no che è troppo caro!.
Torniamo in macchina bestemmiando, lui più di me. L'avevo detto io che doveva chiedere il mutuo per avermi svegliata! Nessuno mi crede! Torniamo nei dintorni di casa... la parte romantica la tralascio... dopo dieci minuti di "ci vediamo dopo" che a lasciarci non è mai come a incontrarci, scendo dalla macchina, sempre bestemmiando perchè piove e la piega ai capelli è più importante della fame nel mondo. Citofono.
Piccola informazione: il citofono ha due pulsanti, stile anni '50, uno per parlare e l'altro per aprire.
Sento TAC TAC e il portone non si apre. Avevo capito che quel dritto di mio padre aveva sbagliato tasto. Inizio a ridere da sola, le persone che passavano erano tentate a chiamare la neuro. Ricitofono. Il portone si apre.
Entro in casa ancora ridendo e becco mio padre che si stava asciugando la faccia, altrimenti anche lui si sarebbe presentato con l'indecente bava post-riposino. Mi guarda con gli occhietti piccoli piccoli che implorano il cuscino. Mi chiede:
- perchè ridi? -
- Perchè mi sono immaginata te con la faccia di sonno che come ti accorgi di aver sbagliato pulsante dici "oh sacripante!" -
Si mette a ridere, un po' perchè era vero, un po' per pietà per una figlia che, parliamoci chiaro, sta prorpio fulminata...
