Ricordo ancora la prima volta che pensai a te, circa due anni fa. Ero in vestaglia, sul divano di casa mia, di fronte alla tv, con una tazza di latte al cioccolato in mano. Era una delle tante mattine che mi assentavo inutilmente da scuola. Inutilmente, forse. Passavo leggera le dita sul telecomando in cerca di qualche bella canzone. Adoro la musica, mi fa sognare, divertire, pensare, piangere. Ed io quella mattina forse avrei fatto meglio ad andarci a scuola. Ma chissà.
Ti avevo visto forse due volte in anni che ero solita rimanere con gli stessi amici nello stesso posto. Ed ora sono pronta a raccontare di te quasi a voler esorcizzare il tuo ricordo dalla mia mente. Pensavo che eri un bel ragazzo, tipo fashion, a voler seguire l'ultimo modello di scarpe o qualsiasi puttanata pubblicizzata da chissà quale modello strapagato. E forse non mi sbagliavo.
Ero sul divano, classica posizione, gambe ad angolo, raccolte verso il petto, piedi sotto il cuscino che fa freddo. Mi fermo su Mtv. Un video, uno stupido video. La canzone dice "E' iniziato tutto con un bacio, l'ho fatto finire così, era solo un bacio". Spalanco la bocca. Cambio repentinamente la mia posizione, m'inginocchio davanti al mobile, sul tappeto, a guardare quel video ambientato in un bordello di fine '800. Il cantante ti assomiglia. Mi entri in testa. Scherzi del destino? Forse. Sono passati due anni e dalla mia testa ancora non ci sei uscito. Una settimana. Una stupida settimana passata a cercare disperatamente quel video per tv e per radio. Gruppo rock. Troppo poco conosciuto in Italia. E intanto inizio a vederti più spesso, a cercarti inconsciamente tra quelle poche vie che frequentavi. Sapevo troppo poco sul tuo conto, forse solo il nome e gli amici con cui passavi il tempo, forse. E tu sapevi il mio, non so come. Passano alcuni mesi da quel marzo, strano abbastanza da regalarmi emozioni sotto sole e pioggia. Arriva la fine di maggio e come ogni anno la comitiva iniziava a frequentare quelle discoteche drogate che aprono solo d'estate. E tu per la prima volta iniziavi ad unirti al nostro gruppo. Scendo tutta truccata da una macchina, pronta per passare una notte a dimenarmi in qualche maniera strana, ad essere a contatto di gente sconosciuta che, per la calca, si sa, avrebbe spinto pur di riuscire a rimanere a galla, come me d'altronde. Mi dici improvvisamente "ciao Rosy". Stupita. Piacevolmente sorpresa. Presa alla sprovvista, forse. Ti rispondo. "ciao". Come al solito, con la faccia tosta che mi ritrovo, non riesco a tenermi nessuna domanda, stupida domanda. "come sai il mio nome?". Non mi rispondi, mi sorridi. Ti sorrido. Lasciamo al caso? Lo vogliamo lasciare al caso. Non mi aspettavo nulla da una serata così, solo divertirmi con gli amici, solo non pensare a nulla. E tu eri lì con noi che facevi stragi di occhi e cuori. Tanto eri sicuro di te. Le quattro di mattina, tutti uniti in gruppo a saltellare chissà quale pezzo del dj e una ringhiera a separarci. Allora era solo quella. Io con gli occhiali da sole, quando ancora il sole non c'era, a ballare attaccata a quel pezzo di ferro sperando che riuscisse a fermare quella forza che continuava a tormantarmi le gambe. Tu di fronte a me. Ti giri dando le spalle al pubblico, a quella platea di gente che si trasformava, in quella parte di notte, da scimmie a zombie ambulanti, a dondolarsi tra pensieri ed allucinazioni assurde, a pensare a chissà quale amore, a baciare chissà chi, a sperare chissà cosa, ignari di cosa stava succedendo nella mia testa. Mi avvicino ballando, il passo che stavo facendo portava il mio busto in avanti inevitabilmente, con la testa fuori dalla ringhiera e tu dall'altra parte a fissarmi compiaciuto, con un sorriso da strafigo stampato in faccia, sicuro di te. Troppo sicuro, forse già sapevi. Continui a fissarmi ed io imbarazzata e nascosta dagli occhiali ti chiedo, cercando così di farmi vedere spavalda e forte, quello che non avrei mai dovuto chiederti. "cosa vuoi?" dico. "tu cosa vuoi?" mi rispondi. "Come se già tu non lo sapessi" penso. Lo sai scemo, lo hai sempre saputo. Mi sorrdi. Ti sorrido. Ancora una volta. Mi si stringe lo stomaco. "Che strano" penso. Lo stomaco. Il punto dove accuso tutte le emozioni. Ti avvicini, sempre ballando, con le mani serrate su quel lungo tubo di ferro che continuava ad essere scosso da altri uomini-scimmia. Non mi muovo, non mi voglio muovere; in realtà non mi voglio allontanare. Mi guardi. Forse riesci a vedere i miei occhi anche attravarso le lenti scure. Mi baci. Un bacio morbido, dolce, senza inibizioni, sensuale, voluto, forse aspettato. Ci stacchiamo. Ti guardo. Faccio finta di niente. Come se non fosse successo. Non mi voglio scoprire. Ho troppa paura. Mi piaci. Fai il giro. Sparisce del tutto quella barriera. A che serve farti vedere da tutti se non è il tuo interesse primario? Ora ti interessa abbracciarmi, starmi incollato; mi abbracci da dietro, all'improvviso, non avevo visto muoverti, non avevo visto che venivi da me. Non avevo (pre)visto cosa stava succedendo. Continui a volere la mia pelle, a respirare il mio profumo, a chiudere gli occhi quando sono tra le tue braccia, a sorridere guardandomi. E ora continui a fare così nonostante tra noi sia successo il finimondo. Continui a fingere che hai pensieri per la testa, continui a non volermi lasciare andare, continuo a mancarti nelle tue indecisioni, continuo a rappresentare la parvenza di vita normale che non hai. E fino a quando non sparirò definitivamente dalla tua vita cercherai sempre quel laccio che quella sera ci ha legati per sempre, perchè, che tu lo voglia o no, ti ricorderai di me, nonostante ora sia finito tutto. O quasi. E non ti dimenticherò neanche io perchè hai contato molto. E ogni volta che rivedo quel famoso video ripenso in quale modo assurdo ha avuto inizio il mio pensiero per te. E spero un giorno d'incontrarlo davvero quel cantante, magari mi sono innamorata di lui, non di te.
