



Uno spazio bianco davanti a me, da riempire. E mi chiedo se la mia mente sia uno spazio bianco.
Ieri, compleanno di un amico, 24 anni compiuti e una strada non ancora ben chiara. Io, tra 20 giorni il mio traguardo e i miei 18 anni. Un giorno come tanti che mi rende responsabile per lo stato (di merda) e adulta per i cretini che giudicano e non conoscono nulla della mia vita. Tra 4 giorni si torna a scuola, l'ultimo anno di tortura tra gente, se così è possibile chiamarla, che con me non ha nulla da condividere. Un ultimo anno sottoposta a giudizi di persone come tante, piene di difetti, che si atteggiano a unici detentori di potere per soli 50 minuti. Stress su stress, la mia voglia di differenziarmi continua a farsi più evidente. Un nero-viola sui capelli esprime meglio ciò che sono e che continuo a diventare. La mia spalla tra breve brucerà per delle ali d'inchiostro che testimonieranno la mia guarigione dalla parte oscura di me, dalle mie debolezze. La mia tranquillità andrà a farsi fottere?
Tutto ciò me lo chiedevo ieri sera, tra note elettroniche che mi bucavano il cervello e alcol che mi rendeva più fiacca che allegra. E vedevo circa venti persone dimenarsi in mezzo ad un cortile, risate superficiali mi rendevano nervosa e una consapevolezza mi assaliva. Il mio posto non è più con loro. Mi hanno definito dall'aspetto una punk londinese, la parte deviata dello spot dell'aperol. Tutto ciò senza insulti, solo come semplice osservazione dei fatti.
E va bene. Sempre.
