bisbigliato da odiatosilenzio alle ore 18:46 martedì, 29 agosto 2006

Oggi, indaffarata tra mille servizi da sbrigare, ho avuto forse più tempo e lucidità da dedicare ai miei pensieri. Ho pensato a chi non si immedesima mai negli altri. Ecco la spiegazione più logica a quanto segue.
 
 
Vedeva sempre Cenerentola affaccendarsi per pulire casa. Nonostante fosse stata allevata con esempi comportamentali cattivissimi e pieni di cinismo, la ragazzina le era simpatica. In fondo le faceva trovare i nastrini sempre in ordine, i vestiti della festa sempre appesi in quell'armadio che ormai era strapieno. Le preparava la cena. Ammirava il suo essere padrona di calma nonostante che il peso di tutta quella situazione per lei fosse troppo grande; o non lo era? Invidiava quest'aspetto di lei. Sotto quei cenci era bellissima sempre e comunque. Invece lei, solo ed esclusivamente l'altra, con i suoi lineamenti forti, con i suoi piedi non proprio da fatina, era descritta, in ogni versione di quella favola, in maniera dispreggiativa, insieme alla sorella. In fondo era abituata. Ormai da più di cento anni si ripete sempre la stessa storia e lei sempre più umiliata dall'ennesimo e sicuro rifiuto del principe. Si è anche stancata di andare a quella festa e gli autori continuano a portarcela, facendone una figura portante che prova la scarpetta con forza, la quale, per legge di fiaba, non entrerà mai. Sempre la solita delusione. Non ci pensa nessuno a lei? Nessuno pensa che a quella ragazza biondina, tutta sporca e muta, può essersi affezionata? Nessuno pensa che alla scarpetta ci tenesse davvero perchè, come Cenerentola, si era innamorata? Nessuno pensa che quelle cattiverie mostrate dalla madre potessero farle male? Che quelle battute, sempre le stesse, potrebbero averla stancata? Nessuno sa il suo nome, si omette spesso e volentieri, tutti si ricordano di Cenerentola, il principe e la fata, mai di lei. Ma ormai è stata creata per questo, per fare la parte della cattiva. Almeno lei ne conosce il fine.
 
 
Credo che nessuno sostanzialmente sia cattivo. Da ciò nasce la compassione per questo torturato personaggio della mia fiaba preferita. Assillata dal continuo odio che i bambini provano per lei. La madre, con un passato a noi del tutto sconosciuto, può aver avuto esperienze tali da inacidirla. Ma lei? Nel pieno dell'adolescenza. Chi si è mai chiesto se ha mai pianto per quello stronzo di principe che ha occhi solo per la classica sonobuonaeperquestot'innamoreraidime? Chi si è chiesto se guardandosi allo specchio si è mai odiata? La vogliamo finire di darle la colpa delle sofferenze di Cenerentola?E cavolo!
 
P.S. Thank you Wolf

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bisbigliato da odiatosilenzio alle ore 16:12 lunedì, 28 agosto 2006

x NiKoTiNa

Credo di avere bisogno di te ora. Ancora una volta stupide speranze scomparse. Lo sai ke odio sperare. Credo che tutto quello che ho sia racchiuso in te, in cip e in quelle poke persone ke hanno cervello e sono felici per questo. Ora ho bisogno di quei discorsi e del xkè stiamo bene così, dei "non hai sbagliato tu", dei "non ti meritava affatto". Ora posso capirti mentre dicevi "nella situazione devi starci dentro". E ora dentro ci sto, fino al collo anke. E non voglio pensare, non voglio sussultare ogni volta ke sento il telefono o la porta di casa. Eppure appena da lontano si affacciano le note di qualche canzone mi rattristo. Il mio visino sempre sorridente e pieno di battute comiche diventa scuro. E' la mia autostima che non sta bastando. L'orgoglio, come se fosse una persona, mi tiene bloccata la mano che vuole digitare su quella tastiera grigiastra e malandata, il numero a 10 cifre che ormai so a memoria. E tu sei lì a ricordarmi quanto era adatto a me e quanto, al tempo stesso, si è rivelato stronzo alla fine. Prendimi dalle spalle, spingimi dove adesso ti trovi, bendami gli occhi e slegami le ali, curamele e asciuga il sangue che ora fa male quando sgorga. Insieme. Io e te.

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bisbigliato da odiatosilenzio alle ore 15:09 lunedì, 28 agosto 2006

Stanco di vedere le parole che muoiono
stanco di vedere che le cose non cambiano
stanco di dover restare all’erta ancora
respirare l’aria come lama alla gola.
Stanco di vedere le parole che muoiono
stanco di vedere che le cose non cambiano
stanco di dover restare all’erta ancora
respirare l’aria come lama alla gola.
Andare a piedi fino a dove non senti dolore
solo per capire se sai ancora camminare.
Il mondo è un corpo coperto di lividi,
i miei pensieri sempre più vividi.
Corpi sulla strada che si lasciano affittare,
tavole anatomiche da saccheggiare.
Corpo perfetto, corpo immortale.
Il corpo è la frontiera che si può violare.
SANTI BUROCRATI SANGUE D’IPOCRITI
LA VITA SPESSO È UNA DISCARICA DI SOGNI
CHE SEMBRA UN FILM DOVE TUTTO È DECISO
SOTTO AD UN CIELO D’UN GRIGIO INFINITO.
Andare a piedi fino a dove non senti dolore
solo per capire se sai ancora camminare.
Sono le gambe piene di lividi,
sono pensieri sempre più ruvidi.
Corpi di macerie da telegiornale,
corpi diplomatici in diretta a conquistare.
Suona la marcia suonala ancora,
la morte veste bene quando scatta l’ora.
Cristi che piangono per troppo dolore,
l’angoscia di un pianeta che puoi sezionare.
Taglia la torta, tagliala ancora:
chi è ricco resta vivo mentre il povero muore.
Corpi e macerie da conquistare
per un corpo d’armata sotto le fanfare.
Corpo straziato, corpo a corpo,
il corpo è l’innocenza che si può spezzare.
SANTI BUROCRATI SANGUE D’IPOCRITI
LA VITA SPESSO È UNA DISCARICA DI SOGNI
CHE SEMBRA UN FILM DOVE TUTTO È DECISO
SOTTO AD UN CIELO DI UN GRIGIO INFINITO.
SANTI BUROCRATI SEME D’IPOCRITI
LA VITA È SCRITTA SOPRA UN CUMULO DI SOGNI
COME IN UN FILM DOVE TUTTO È DECISO
SOTTO AD UN CIELO DI UN GRIGIO INFINITO.

SuBsOnIcA - CoRpO a CoRpO

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bisbigliato da odiatosilenzio alle ore 15:36 domenica, 27 agosto 2006

Ora posso dire davvero di conoscere a fondo i mesi dell'anno!!
Non so se essere chiara in questo post...saranno semplicemente le parole come escono...
 
Per l'ennesima volta una stretta allo stomaco, una voglia di vomitare. Per l'ennesima volta colpa di qualcuno.
Ma non toccherò per l'ennesima volta il fondo, ora no, ora basta.
Non ho sbagliato io, è stato tutto un errore, una mancanza di rispetto che riconduce ad un circolo che man mano diventerà vizioso, insopportabile. Sento fischi alle mie spalle di persone che in realtà non ci sono. Paure materializzate della mia mente solo per darmi un motivo. Dicono che l'importante sia averne uno.
 
Amare e non essere ricambiati è una sfortuna. La vera disgrazia è non amare affatto.
 
Non so se accontentarmi della vera sfortuna o cadere a piedi nudi nella disgrazia.
Ho tanto tempo per amare, in maniere diverse. Ho troppa paura di soffrire.
Una settimana mi è servita per capire che mi mancavi. Due giorni per capire che non sono fatta per l'amore. Almeno non adesso. Non dopo le esperienze che ho passato. Ancora troppo fragile verso la vita, ancora con le ferite che fanno male, ancora con troppa paura da volermi difendere a tutti i costi. Ancora troppo spaventata da fidarmi di nuovo, troppo sulle mie. Non mi aiuti affatto.
Sbagliare serve, l'ho fatto troppe volte, ho pagato troppo spesso.
Ora è diverso. Voglio qualcuno che mi ami davvero, che mi rispetti, che mi tratti come qualcosa di prezioso a cui far del male sia un sacrilegio. Utopia? Può darsi. Non so se mi basterà sognare per adesso, ma prendere decisioni sarebbe la cosa più sensata.
E decido per me, non per noi. Decido ancora una volta di amarmi, decido di seguire i miei obiettivi prima che tu possa distruggere me, anche senza volerlo. Decido di cadere in disgrazia senza aver tentato la sfortuna, decido di abbandonare le gazzelle senza aver provato a starci sopra, decido di fermare il volo dovunque noi siamo, ammesso che già volassimo. Vigliaccamente decido per l'egoismo. Non voglio vederti più anche se so che mi mancherai da morire. Decido prima che il cuore lo faccia per me, finchè sono in tempo. E forse lo faccio anche per te, per evitarti i sensi di colpa. Forse tra noi passerà tutto, ritornerà come prima ma il mio problema resta uguale.
E forse le lacrime che sto versando sono l'emblema della mia sfortuna e forse già ti amo... voglio solo essere lasciata in pace!
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bisbigliato da odiatosilenzio alle ore 17:45 lunedì, 07 agosto 2006

Un’uscita con gli amici. Sguardi sterili in un locale di quart’ordine. Sempre le solite facce stanche di lavoro e di fatica. Sempre le stesse occhiate di finta intesa su argomenti pilastri di una vita che non ci appartiene. La serata lentamente non voleva passare tra proposte di luoghi e indecisioni continuate. Chi ha le idee chiare va avanti. Dopo discussioni durante il quale sono state fatte fuori più o meno cinque birre grandi e un cinque grammi, si prende finalmente la macchina per un chissà dove; l’importante è andare. Se ti muovi non possono prenderti. I vivi.
Lei… occhi abbastanza delusi dalla vita, all star ai piedi, rovinate da una vita di strada troppo aggressiva, ma accettata con passiva rassegnazione. Vestiti a strisce stretti abbastanza da mostrare ossa esili ma forti, l’immancabile sostanza di un carattere forte sotto una corporatura magrissima, con le forme minime indispensabili per una diciottenne. Piercing che bucano la pelle già massacrata dal dolore e ali che si sono aperte giusto in tempo per non cadere.
Una marmaglia di omologati si rodono i pochi neuroni rimasti per decidere dove passare un compleanno, ennesimo giorno di vita, ennesima occasione per distruggersi. A lei andava bene nonostante fosse diversa. La voglia di dimenticare uguale agli altri.
Prima sosta per un drink super alcolico. Tutti poggiati al lungo bancone di marmo grigiastroluridaesistenza. Ok. Ulteriore spostamento. Altro giro, altra corsa. Colletta complessiva, quante più birre riusciamo a comprare meglio è. THC finito. Porca puttana, uno spacciatore?dove trovarlo? Attesa interminabile, crisi da canna mischiate a risate da quasi sconvolti. Facce poco nuove, voglia di aria diversa. Spacciatore trovato. Ora si che si ragiona. Passa la serata. Più o meno le 3:00 del mattino. Beh ora tutti a nanna. Tutti nella propria cuccia. Si, come i cani. Tutti nel rifugio.
Avanzano verso la macchina. Lei tra tutti spuntava come un colore nel grigio, nonostante avesse lo sguardo più triste tra tutti, nonostante alcol e fumo facessero la loro parte. Le risate erano indotte, l’umore alle stelle sarebbe stato l’opposto l’indomani. Lei dietro con altri due ragazzi, uno l’amore della sua adolescenza. Si accompagna una ragazza in paese. Le strade provinciali piene di curve, asfaltate in maniera precaria. Lui la guarda, le sorride. La radio trasmetteva una delle canzoni da notte sulla strada. Lei avrebbe voluto che tutto ciò fosse durato per sempre. Guardava fuori dal finestrino. Una notte serena, solo loro in giro. Si rigira. Sempre lui. Lui, che in quel periodo si era mostrato tanto distante, ora non lo era più. Lui che l’aveva tanto fatta piangere, che le aveva reso così amara l’esistenza, la stessa che di per se non amava abbastanza.

Un altro sguardo. Le dice un ti amo sussurrato nell’orecchio. La sorpresa. Un bacio come un sogno. Poi la strada. Il contachilometri sfiora i 130. Poi una curva troppo stretta, il muretto troppo vicino, il freno inutile, uno schianto. La macchina distrutta, quattro vite salve. Una invece è volata via. In un momento troppo felice. Se ti muovi non possono prenderti. I vivi. La morte no. I suoi 18 anni. Il suo amore accanto a lei. Le luci blu di un’ambulanza che non serve più a nulla. Un futuro distrutto in un istante. Irresponsabilità pagata con una giovane mente. Lei. Che tanto voleva che quel momento si fermasse. Lei.

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