

L'altro giorno... era un inizio pomeriggio afoso, l'aria umida si appiccicava sulla pelle, il sole incessante aveva lo stesso effetto di un colpo di martello ben asstestato su un pezzo di cotto duro ed io, come al solito, mi dirigevo alla feramata dell'autobus. La mia maglietta x-small non bastava affatto a rendermi più facile il clima, e all'espulsione di un po' di liquiduccio tanto odiato contribuì un evento. Come al solito avevo la faccia impassibile, come tutte le volte in cui devo andare dove non mi va affatto. Ero ferma vicino al solito palo quando d'un tratto una signora, alquanto strana, smise immediatamente di parlare con una donna, mi guardò come se avesse visto qualcuno d'importante e, fissandomi, si avvicinò velocemente e si fermò a pochi centimetri dalla mia faccia. Guardai i suoi occhi castani, inespressivi. Mi disse "quanto sei bella, cosa darei per avere la tua età". Continuai ad osservarla, aveva un vestito largo, a righe bianche e rosa, dei sandali di gomma, colorati, luridi. I capelli corti, castani, fuoriuscivano da un cappello con la visiera e uno zaino da scuola le pesava sulle spalle. Mi disse "non ho passato una bella infanzia, mia madre faceva la prostituta, ma era malata, lo siamo tutti in fondo". E aveva ragione. La guardavo, mi turbava, ma continuavo ad ascoltarla, vedevo nella sua stranezza più verità che altrove. Vedevo sul suo volto i segni di una sofferenza che non poteva più passare, nonostante fosse completamente inespressiva, apatica. Aveva "accettato" tutto quello che le era successo in passato, portandone, poi, sul fisico le conseguenze, purtroppo abbastanza vistose. Perseverai nel mio silenzio, sperando che volesse continuare a parlare, e lo fece. Mi disse di ciò che aveva ai piedi, delle medicine che prendeva, che non mi augurava affatto ciò di cui soffriva. Disse "lo vedi questo zaino?è preparato per il mare dall'anno scorso, l'ho lasciato così". A differenza di qualcun altro mi ha fatto tenerezza. Nessuno forse la portava al mare?Quella voglia di parlare era probabilmente l'emblema della solitudine che provava? Arrivò il pullman. Vigliaccamente non le feci nessun cenno dopo che si fu girata, me ne andai.
Credo nella potenzialità del cervello umano, credo a quanto si possa essere incredibilmente fragili e forti allo stesso tempo e mi chiedo cosa mai possa aver visto da sagnarla così tanto. Era semplicemente lei, faceva paura alle persone, ma era lei, non poteva farne a meno. E per quanto fosse strana, era vera. Non l'ho più vista, ho saputo che tratta male la gente, è conosciuta in città, ma con me è stata dolcissima. Non so cosa, in che tempo o in che luogo, ma so che se le cose andassero diversamente forse non saremmo noi. C'è chi mi chiede se è giusto o meno dover passare dalla sofferenza per diventare migliori, ammesso che riusciamo a superare i momenti brutti. Io non lo so. So solo che quando si cade e poi ci si rialza la sensazione che si prova è oltre il pensabile. E' una sorpresa per chi non ci credeva. E' vento su uno strapiombo per chi sentiva i sogni a pezzi. E'. E' vincere una gara. E' tagliare un nastro rosso. E' una fine per un inizio. E' un sorriso con gli occhi lucidi. E' la soddisfazione per aver dimostrato quanto siamo forti.
Kisses...Sorry per la prolungata assenza, mi sono concessa una breve vacanza da me stessa.
