bisbigliato da odiatosilenzio alle ore 18:58 giovedì, 27 luglio 2006

Come al solito paesaggi intorno anzichè il nulla; apparentemente consolante. Eppure la mente si allontana oltre i confini. Sola. Forse come di consueto. Rabbia. Giudizi. Frasi inutili dette solo per riempire l'aria di rumore. Cacofonie che si affollano con urla stridule. il nulla che non pensavo. I paesaggi scompaiono. Sola. Di nuovo. Sola con i miei pensieri. Giustificazioni inutili per menti ottuse che continuano a sentenziare. E la vita? Che ne sapete voi della vita? Abituati ad una famiglia pronta ad aspettarvi, ad un letto caldo di piume che piange la vostra assenza. abituati a soldi pronti per ogni stupida "esigenza", ad evitare ogni tipo di rinuncia. Abituati a criticare tutto ciò di diverso solo perchè ne avete paura. Che ne sapete voi della vita? Che ne sapete della voglia di aprire una finestra e desiderare ardentemente di essere spiaccicata sul suolo lì sotto? Che ne sapete dell'amarezza perchè state perdendo un amico e non potete farci niente? Che ne sapete di formule chimiche ingoiate solo per cercare qualcosa che vi faccia sentire migliori di quello che siete? Che ne sapete della merda che poi resta addosso il giorno dopo? Che ne sapete degli sguardi allo specchio con le occhiaie livide che scendono fino ai piedi e la sclerotica bianchissima che testimonia quanto in basso si può arrivare? Che ne sapete? Il mio non è un giudizio. La mia è un'accusa. Odio tutto quello che avete detto e in momenti del genere ricordo del perchè mi sono allontanata da voi. Perchè avete un cervello che vi rifiutate di usare. Perchè credete di avere la verità in mano, perchè avete i paraocchi, i pregiudizi. Siete presuntuosi e superficiali in tutto quello che fate. Credete di essere i migliori. Ok. Un'autostima altissima, contenta per voi. Eppure arriverà il giorno in cui la vita vi darà i calci in bocca. Capirete. Spero. Non voglio sprecare neanche fiato per farvi cercare di capire quanto state sbagliando. Quanto vi state perdendo. Vaffanculo!!!
P.S. Sono incazzata nera!

 

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bisbigliato da odiatosilenzio alle ore 19:23 domenica, 23 luglio 2006

Note su note...il mio amore...la mia angoscia...le nuvole...me. La comprensione post superficiale mi avvicina ad una serie sempre più ampia di menti che sembrano urlare quello che io non ho mai voluto ammettere. Unghie sempre più saguigne battono la tastiera, sperando di sviscerare, con movimenti del tutto meccanici, ciò che continua a non voler uscire, ciò che sembra tormentarmi le membra. E il tempo, completamente nemico, lascia segni che non voglio. E restano... a disturbare e a lacerare le iridi. A farmi stringere ossessivamente tutto quello che mi resta e a farmi assaporare con una bramosità atroce quello che so di perdere. Forse perderò cosa siamo. E perderò ancora contro il mondo e il destino. Perderò la lotta che ho fatto per ottenere ciò che ho voluto. E per quanto voglia non pensare a tutto questo, sento la consapevolezza che mi assale. Sento di non poter avere nulla fino in fondo. Sento che i propositi non bastano. Partirà. E io? Costretta alla vità di sempre... non voglio che arrivi il mio compleanno perchè lui non ci sarà.
Giravo lo sguardo, il mare, le panchine, famiglie felici vicino alla ringhiera, bambini che saltavano incontro alla vita. Chiudevo gli occhi. L'aria calda m'inondava il cuore di sicurezza, di voglia. Il suo odore mi riempiva il naso e le mie orecchie sentivano la sua voce cantare -ti voglio bene- di vasco. Un sole perfetto illuminava i volti. Chiudevo le palpebre.
Le riaprivo. Era sera. Sempre lui con me. La sua testa è sulle mie gambe mentre lentamente si avvicinava all'incontro con morfeo. Una felpa indossata. L'aria di pioggia mi riempiva di tristezza. Nonostante fosse luglio mi sembrava che invece l'autunno fosse più vicino di quanto immaginassi. Mi chiedeva perchè stessi sorridendo. Perchè era ancora affianco a me dopo tutto quel tempo. Giravo lo sguardo. Una lacrima. Tu in autunno non ci sarai.
 
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categoria : darkside
bisbigliato da odiatosilenzio alle ore 15:38 sabato, 08 luglio 2006

L'altro giorno... era un inizio pomeriggio afoso, l'aria umida si appiccicava sulla pelle, il sole incessante aveva lo stesso effetto di un colpo di martello ben asstestato su un pezzo di cotto duro ed io, come al solito, mi dirigevo alla feramata dell'autobus. La mia maglietta x-small non bastava affatto a rendermi più facile il clima, e all'espulsione di un po' di liquiduccio tanto odiato contribuì un evento. Come al solito avevo la faccia impassibile, come tutte le volte in cui devo andare dove non mi va affatto. Ero ferma vicino al solito palo quando d'un tratto una signora, alquanto strana, smise immediatamente di parlare con una donna, mi guardò come se avesse visto qualcuno d'importante e, fissandomi, si avvicinò velocemente e si fermò a pochi centimetri dalla mia faccia. Guardai i suoi occhi castani, inespressivi. Mi disse "quanto sei bella, cosa darei per avere la tua età". Continuai ad osservarla, aveva un vestito largo, a righe bianche e rosa, dei sandali di gomma, colorati, luridi. I capelli corti, castani, fuoriuscivano da un cappello con la visiera e uno zaino da scuola le pesava sulle spalle. Mi disse "non ho passato una bella infanzia, mia madre faceva la prostituta, ma era malata, lo siamo tutti in fondo". E aveva ragione. La guardavo, mi turbava, ma continuavo ad ascoltarla, vedevo nella sua stranezza più verità che altrove. Vedevo sul suo volto i segni di una sofferenza che non poteva più passare, nonostante fosse completamente inespressiva, apatica. Aveva "accettato" tutto quello che le era successo in passato, portandone, poi, sul fisico le conseguenze, purtroppo abbastanza vistose. Perseverai nel mio silenzio, sperando che volesse continuare a parlare, e lo fece. Mi disse di ciò che aveva ai piedi, delle medicine che prendeva, che non mi augurava affatto ciò di cui soffriva. Disse "lo vedi questo zaino?è preparato per il mare dall'anno scorso, l'ho lasciato così". A differenza di qualcun altro mi ha fatto tenerezza. Nessuno forse la portava al mare?Quella voglia di parlare era probabilmente l'emblema della solitudine che provava? Arrivò il pullman. Vigliaccamente non le feci nessun cenno dopo che si fu girata, me ne andai.

Credo nella potenzialità del cervello umano, credo a quanto si possa essere incredibilmente fragili e forti allo stesso tempo e mi chiedo cosa mai possa aver visto da sagnarla così tanto. Era semplicemente lei, faceva paura alle persone, ma era lei, non poteva farne a meno. E per quanto fosse strana, era vera. Non l'ho più vista, ho saputo che tratta male la gente, è conosciuta in città, ma con me è stata dolcissima. Non so cosa, in che tempo o in che luogo, ma so che se le cose andassero diversamente forse non saremmo noi. C'è chi mi chiede se è giusto o meno dover passare dalla sofferenza per diventare migliori, ammesso che riusciamo a superare i momenti brutti. Io non lo so. So solo che quando si cade e poi ci si rialza la sensazione che si prova è oltre il pensabile. E' una sorpresa per chi non ci credeva. E' vento su uno strapiombo per chi sentiva i sogni a pezzi. E'. E' vincere una gara. E' tagliare un nastro rosso. E' una fine per un inizio. E' un sorriso con gli occhi lucidi. E' la soddisfazione per aver dimostrato quanto siamo forti.

Kisses...Sorry per la prolungata assenza, mi sono concessa una breve vacanza da me stessa.