bisbigliato da odiatosilenzio alle ore 17:09 venerdì, 23 giugno 2006

Si prospettava una serata come tante, come fino ad allora era stata. Dovevo andare a trovare un'amica cn l'influenza ma le lancette iltempopassaenontiaspetta continuavano ad andare avanti inesorabilmente. Così a malincuore decisi di andare verso la solita fermata dell'autobus senza passare da lei, sostituendo il tutto con una telefonata del tipo "scusa ho fatto tardi, volevo solo sapere come stavi". Invece mi kiamò prorpio in quel momento e kiuse subito la linea quando alla domanda "dove stai?" risposi "sono appena uscita di casa". Mi sentivo assolutamente in obbligo, così facendomi coraggio nel prendere il bus in un orario un po' pericoloso, cambiai direzione e andai verso casa sua. Ci vollero poki minuti per raggiungerla, intanto mi guardavo frettolosamente in giro. Aveva una faccia un po' triste, nn poteva raggiungere il suo amore ke la aspettava tra nebbie artificiali e musica assordante, in qualke makkina usata x la ricerca di sostanze cosìddette. La guardai, aveva qualke linea di febbre ke in una sera di inizio febbraio poteva trasformarsi in qualcosa di pericoloso. Le passai il termometro, toccai apprensiva la sua fronte e guardai attentamente l'orario in tv, semplicemente le 20:38. Aspettai 5 min, la convinsi del tutto a rimanere a casa, la salutai con un bacio sulla fronte ed un "ci vediamo domani". Chiusi porta e portone, riversai me stessa nella strada ke avrei dovuto seguire x arrivare dai compagni, perlomeno. Svoltai a destra, poi a sinistra, il palo giallo-arancione mi sembrava desse cenni di vita, di squilibrio ipocrita. Mi fermai in sua corrispondenza. Anke io volevo raggiungere il mio di amore. Un amore di plastica, finto, pieno di stupide bugie, di amare verità, di sporca immoralità velata da finti problemi esistenziali, irrisolvibili. Però irrazionale. Amore. Consapevole del male ke mi faceva, x me era amore. Univoco, insensato, grigio con piccole sfumature di speranza, logorante come acido sulla pelle viva, soffocante come una laccio nero e viola intorno alle ali. Le mie ali.

Mi guardai un attimo in giro. Vidi un ragazzo, fascione nero di lana, auricolari nelle orecchie, gazzelle nere e bianche. Gli chiesi se fosse passato l'autobus. Rispose di no. Il suo tono di voce mi diffuse una particolare sicurezza, una voglia strana di parlargli. Così iniziarono le classiche domande "aspetto da poco, lavoro quì"-"ah si?ci abito, non ti ho mai visto. ma dove abiti?"-"e....un po' in periferia, tu dove vai?"-"in piazzetta, da amici"-"io sono stanco, a casa"-ecc...

Così arrivò quel veicolo ke, x quante volte ho desiderato arrivasse in fretta, ora speravo tardasse il più possibile. Passammo tutto il tempo a parlare del + e del -. Ci fu qualcosa in lui ke mi prese particolarmente. Ancora adesso non mi spiego cosa, forse il suo essere al di sopra di tutto e di tutti in maniera semplice, inosservata, impercettibile. E continua a perseverare nel sue essere. Ho sempre sperato da quel giorno di intravederlo da qualke parte, facevo degli stupidi appostamenti (mi vergogno anke a dirlo), alcune volte anke senza risultati. E tutte le volte ke piangevo, speravo, pregavo di poter acquistare indifferenza x quell'individuo ke tanto mi aveva graffiata, trascinata in un mondo completamente estraneo. Ero certa ke un giorno avrei dimenticato, ke sarei rinata.

X tutti quelli ke stanno perdendo la speranza... non lo fate mai. Per ogni nuvola nera c'è una luna d'argento.

bisbigliato da odiatosilenzio alle ore 02:52 venerdì, 16 giugno 2006

macabre e grigie lullabies, ispirazioni

e tu...mi manki...aria

lontano, posti senza paessaggio, persone senza volto

e tu...sei lì...ti immagino

lontano...da me, da quello ke mi riguarda

e ti sento...lontano,ma ti sento

e scappi, solo in alcuni momenti, ma scappi

più veloce di un fiume, più impercettibile di un sussurro, fresco come la rugiada

con la faccia velata da incertezze tue

di mondi ke nn ti appartengono

di mondi a cui nn vuoi appartenere

di mondi di cui nn faccio parte

e quello ke ti kiedi fa male

nn sai rispondere

nn lo farai

nn smettere di sperare,lontano

dovunque...lontano

è così ke ti sento

e ora c'è un vuoto, l'hai lasciato, nn sei quì, è cambiato tutto, nn ti dirò mai cosa penso davvero. Con tocchi leggeri scrivo di te,cn la stessa leggerezza cn cui mi hai sfiorato l'anima, schiudendola lentamente, entrandomi nel sangue, facendo parte di me fin dal primo momento. E ora... ora... mi parli, mi sorridi, mi confondi, mi ferisci, mi tiri, mi trasformi, mi abbracci, mi disarmi, mi convinci, mi trascini, mi colpisci, mi spaventi, mi ami, mi distruggi... sei tutto ciò ke volevo ma ke purtroppo nn sn riuscita ad apprezzare fin dall'inizio. Credo di amarti davvero... nn è facile... lo sai... da lontano

bisbigliato da odiatosilenzio alle ore 01:03 venerdì, 16 giugno 2006

Sangue… dal mio dito. L’ho visto sgorgare da una piccola lacerazione dell’epidermide. Un taglietto. Una sensazione di fastidioso dolore mi bloccava lo stomaco. E intanto pensavo… pensavo a quanto sia sputtanato il sangue in tv, a quanto siano superficiali le nostre sensazioni al riguardo, a quanto sia strano sapere che invece ciò ke si ha davanti è reale. E pensavo alla cattiveria della gente, a tutto quel liquido umorale versato ogni giorno, a quante vite si spengono inesorabilmente lontano da noi, dai nostri occhi, dalla nostra realtà. E pensavo… pensavo a quante persone ho visto desiderare la morte, e guardandomi allo specchio ricordavo ke una di quelle ero io. Una di quelle facce stanche, con gli occhi infossati, che chiedeva aiuto nonostante la voce nn pronunciasse nulla. Ricordavo… ricordavo momenti in cui mi sentivo le ali legate. Ricordavo momenti in cui, x cercare di nn pensare al mio corpo tremante, senza un apparente motivo fisico, trovavo appigli in pensieri lontani dal mio essere. Ricordavo il momento in cui ho deciso di dare un motivo al mio tatuaggio. Mi sentivo chiusa in un bozzolo, come una crisalide. E mi chiedevo quando avrei potuto finalmente liberarmi del mio involucro ingombrante, soffocante. Mi chiedevo quando avrei potuto aprire le mie ali, volare libera incontro alla vita. Ricordavo… e pensavo. Pensavo a quanto normale ci sembrasse la realtà che abbiamo intorno, per quanto incredibile possa essere. E pensavo a come allora avrei voluto scappare da ciò che nn mi conveniva sentire, vigliaccamente. Mi sembra, ora, tutto uno sbaglio. Mi sembra come se avessi avuto paura di vivere. Ora nn ho più paura...

bisbigliato da odiatosilenzio alle ore 15:59 mercoledì, 14 giugno 2006

Le vent nous portera...

è il titolo di una canzone che sto ascoltando in questo momento.

In questi giorni sn riuscita a comunicare pochissimo, in compenso ho ascoltato tanto. Ho passato due giorni a lecce, a nn fare davvero nulla, solo ascoltare. E mi sono resa conto di tante cose, ho sentito i miei pensieri, x la prima volta, senza aver paura che l'ansia mi assalisse x evitarmi di pensare. E mi sn rintanata in me stessa, esponendo solo la parte comica. Già, anke io faccio ridere, alle volte. Ho sentito una tranquillità pazzesca, ho fumato all'orientale, ho pensato a tante cose. Tutto ciò è stato illuminante su quello ke vivo ogni giorno. Per la prima volta ho sentito una frase liberatoria uscire dalle labbra:”non sono io il problema, sono gli altri”. E può sembrare un po' cretino ma dopo tanti mea culpa x ciò ke nn riuscivo ad essere, la risposta mi è arrivata da sola.

Cmq... forse è arrivato il momento di giustificarlo un po' questo blog. Anche se forse perderebbe i suoi punti interrogativi. Il nome... odiatosilenzio... ciò ke provavo in un determinato periodo. Il Silenzio inteso come assenza di voce, o forse come presenza troppo assordante.

Silenzio inteso come completo vuoto, come mancanza di cenni da parte dell'anima, sostituiti da altri, inresciosi, grigi rumori.

Silenzio coatto.

Silenzio voluto ma bruciato.

Silenzio come pace e come inferno allo stesso tempo.

Silenzio come solitudine.

Silenzio come unica difesa.

Silenzio come tristezza, x mantenere quel poco ke resta.

Silenzio come anestetico, come consolazione.

Silenzio... si potrebbe dire tanto e io, questo silenzio, l'ho sentito per troppo tempo. Non me ne sono accorta. Mi logorava e mi sosteneva allo stesso modo e tempo. Ed ora è come se avessi deciso di esorcizzarlo... odiandolo e parlando di lui, come se fosse l'unico amante che abbia mai voluto davvero.

Ed io...beh...sono un insieme, anima e corpo, pensiero e senso pratico, follia e piedi posati. Non credo di aver conosciuto il mondo fino ad adesso, ma credo almeno di averne fatto parte x un po'. Credo in molte cose e sono anche dell'idea che non bisogna farlo mai troppo. Odio il fanatismo, è l'estremizzazione di qualsiasi concetto buono. Non mi piace la violenza gratuita e amo il carattere della gente. Pregi e difetti. Questi sono la prova che siamo fatti x vivere. Che siamo fatti x amare, gioire, soffrire. Mi piacciono le persone genuine, anche i loro comportamenti scenici. Mi piace osservare, capire quello che pensano nonostante le loro azioni cerchino di sviare la loro essenza, nonostante alcuni costruiscano un personaggio x nascondere le prorpie debolezze. Non amo i giudizi e sono piena di incertezze. Sono la parte di me che preferisco. Si diventa migliori se non si pensa di avere le risposte nella tasca. Le risposte più facili. Quelle più banali. Non mi piace particolarmente il banale. Mi piacciono le fate, rappresentano la parte sognante di me. Amo l'arte (questo lo dedico a chi aspetta il CRRRR del citofono) per quello che trasmette, non per le varie tecniche. Amo la musica per lo stesso motivo. Mi capita di ascoltare canzoni davvero insignificanti che però, ricordandomi particolari emozioni, mi danno i brividi... amo le emozioni più forti, le lacrime quando ci vogliono, il vento sulla faccia e la pioggia se sn dell'umore giusto. I brividi... mi capita di averli quando intraprendo discorsi più grandi di me, li sento quando vedo qualcosa che mi tocca nell'intimo, quando le persone, parlandomi, mi fanno scoprire particolari che giornalmente mi passano davanti a cui io, superficialmente, nn ho mai dato importanza. Non amo le regole e non vivo mai un giorno uguale all'altro. Sono cosciente che le abitudini sn importanti ma nn devono governarci. Mi piace cambiare discorso. Attaccare pezzi di puzzle colorato ke in se x se nn significano nulla, colori che stonano. Mi piace l'idea ke le cose siano fatte x bellezza e nn x fine. Adoro la bellezza. Può sembrare un paradosso con tutto ciò ke fino ad ora ho scritto, o forse no, ma  mi capita di voltare lo sguardo e trovare qualcosa di bello e capire ke intrinseco ha quello ke nn voglio sentire. Decido di coglierne solo l'aspetto, forse xkè prendo tutto ciò ke di buono posso prendere. E di buono là fuori c'è molto... bisogna solo riuscire a scoprirlo. X ki crede nel destino: ci deve dare una mano pure quello... X F. cercando nella notte... guarda... è bello scoprire ciò ke il giorno nn può illuminare?

 

Nell'ombra siamo tutti uguali, anime senza veli, essenze senza volto, pensieri senza limiti... sarà x questo ke la notte è  il mio regno. L'emblema dell'uguaglianza, della libertà assoluta

bisbigliato da odiatosilenzio alle ore 17:06 martedì, 06 giugno 2006

Sono impaziente di sparire da questo fottuto posto buio, pieno di tante persone ke mi fanno sentire incredibilmente sola e colpevole di esserlo...quei rumori elettrici portano la mia mente tra le stelle ke diventano bianke e la cappa di fumo fa sokkiudere lentamente i miei okki ke osservano la realtà con fare passivo, ma in realtà ne sentono tutto il dolore di riflesso. Sono stanca di muovermi x poter restare all'impiedi, spinta e combattuta da tutte le altre xsonalità ke prepotentemente cercano di restare a galla x poter respirare. Nn voglio + restare in situazioni da cui nn riesco a difendermi, messa davanti a verità ke ingoio x mezzo di altri a cui dare la responsabilità x sentirmi meglio. Sono stanca di essere osservata dall'esterno e giudicata x i modi ke mi mancano. Stanca di guardarmi intorno cercando appigli in una confusione da panico. Stanca di giudicare patetiche le monotone risposte della gente pronta a pararsi il culo velandosi di normalità, piuttosto ke uscire allo scoperto e rendersi conto di quanto normale sia l'imperfezione. Sono stanca di questo posto superficiale fatto di finti viaggi e apparenze ingannevoli da cui alla fine, è una promessa, ci uscirò almeno per un secondo prima di esserne ingoiata totalmente.
bisbigliato da odiatosilenzio alle ore 16:47 martedì, 06 giugno 2006

PASSIONE : Motivo o momento della vita affettiva caratterizzato da uno stato di violenta e persistente emozione, riconducibile ad un ambito erotico-sentimentale o in contrasto con le esigenze della razionalità e dell'obiettività.

Questa è la definizione tipica del termine passione. Negativa o positiva... è ciò ke ci fa vivere.  Xkè c spingiamo verso qualcuno in maniera insensata? X pura passione. C'è ki la trova nell'amore, ki la trova nel solo pensiero e ki in cose banali. E' il senso della vita e la semplice spiegazione alla maggior parte delle azioni sbagliate ke compio. Nn è una giustificazione, è solo il desiderio irrefrenabile di provare emozioni ke possono capitare una volta nella vita, di cogliere attimi ke poi nn tornerebbero +.

Ki ha il diritto di dirci ke quello ke facciamo è immorale?Se nn trafiggiamo il cuore di nessuno, xkè privarci di qualcosa ke scatena in noi una reazione di sublimazione, una sorta di catarsi dell'anima attraverso qualcosa ke ci rende tanto vulnerabili ai sentimenti e a qualsiasi tipo di sensazione?Xkè seguire una strada di "NON PUOI, NON DEVI" dettata da qualcuno ke giornalmente infrange quei divieti? Vi lascio libera interpretazione e soprattutto a voi la risposta, io ho già dato la mia.

bisbigliato da odiatosilenzio alle ore 17:08 venerdì, 02 giugno 2006

sento ke sta meglio...sono due giorni che pensavo e pensavo, e non capivo ke era xkè sentivo ke stava male. Ma ora sn convinta ke sta meglio...è una sensazione particolare sapere inconsciamente cosa pensano gli altri e essere parte integrante del loro essere, nel bene e nel male. E ora sta capitando nel male, anke a distanza di km riuscivo a percepire cosa gli saltava in mente. e da questo capisco che il nostro legame, al di là di tutte le convenzioni della società, è qualcosa di davvero speciale, è qualcosa di profondo, è un intreccio di anime e di menti, è una comprensione volta a capire ogni minimo particolare di ciò che ci circonda senza limitarsi a giudicare stupidamente. Non so quanto ho cercato una persona così. Tutto ciò va aldilà dell'amore...

bisbigliato da odiatosilenzio alle ore 18:49 giovedì, 01 giugno 2006

era da tanto ke non m sentivo così, il sapore delle lacrime fino alla gola, il vento che schiaffeggia lievemente e piacevolmente la faccia, la consqapevolezza di essere completamente sola. Davanti a me solo un cane, in una notte fresca di inizio giugno, tramontana. E Lui, a soli 20 metri da me, così irraggiungibile, così inconsapevole della mia presenza e così preso da qualcosa che lo sta portando corporalmente via da me. Nei miei pensieri la speranza che sia solo il corpo lontano, la mente e il cuore accanto ai miei ma nelle mani ho solo l'incertezza che ormai mi accompagna da troppo tempo, fedele amica alla quale "devo" tutto quello che di amaro ho fatto fino ad adesso. E il cercare disperatamente di esternare da sola, come se fossi davanti ad uno specchio, il mio male di vivere ed invece davanti a me il nulla, uno strapiombo, il mare, le luci di qualcosa che in realtà rappresenta il pane e la morte, la speranza di un futuro e contemporaneamente la distruzione di questo. E' qui che cerca di prendere vita il mio sfogo, fugaci occhiate impaurite sperando che nessuno possa vedermi in questo stato, e sperando che se proprio qualcuno mi dovesse vedere poi non lo dovrei più incontrare o al limite sperando che questo qualcuno sia armato di indifferenza fino al collo. Poi piano piano scivolo nel mio "io" più profondo ed è in questo momento che le tanto aspettate lacrime liberatorie scendono. E allora inizia l'analisi del punto cruciale che scatena i miei liquidi umorali. Le tanto odiate/amate domande: qual è il pensiero che ho in mente che poi apre i rubinetti? Nulla , vuoto, nessuna risposta. E allora pensieri sul voler non essere qui, la coscienza che si ha tutto ma non proprio, l'insoddisfazione che non ha nulla a che vedere con il materiale. Che cosa diavolo mi fa stare male tanto da desiderare di essere sul fondo del mare che ho di fronte? Sempre nulla, è come se razionalmente io qualla risposta non la volessi sentire affatto. E il sapere che per me ancora non è finito nulla, che la mia anima è solo stata addormentata mi tormenta ancora di più l'esistenza. sembra come se la sofferenza non dovesse avere più fine e non voglio. Non bisogna mai aspettare qualcosa per essere felice, è vero, ma x me il bello è che non so cosa aspettare. La fine della scuola forse?No...non mi risolve nulla, tanto sono da sola lo stesso. Lui?Neanche, non è più nel mio stile affidarmi completamente a qualcuno.

E continuo a guardarmi intorno, tornando alla realtà, cercando di intravederlo, lì, a 20 metri, in mezzo alla folla. E' inutile...non potrebbe mai pensare che io, così radiosa e sorridente come sono con lui di solito, possa essererannicchiata in uno degli angoli più nascosti e isolati davanti al mare a piangere e a chiedere il perchè della vita. Ma cerco comunque di guardare rendendomi conto che in realtà non avrò mai il coraggio di passare lì davanti, in queste condizioni poi!!Quindi iniziano anche le immagini nella mente di una remota possibilità che lui, in un momento di pausa, venisse proprio quì, in questo posto (prorpio xkè isolato) a "parlare" con una delle ragazze appena conosciute. Inizio a immaginare una mia ipotetica reazione e poi la nuvoletta sparisce lasciando il posto solo allo sguardo spento dato al telefono che continua a non dare cenni di vita, mostrando semplicemente l'orario... 00:42. Che apatia che c'è in giro, solo rumore di auto che sfrecciano veloci con dentro chissacchì a parlare di chissacchè, ognuno con i propri pensieri e i propri problemi, magari semplicemente gruppi di ragazzi che mentre ascoltano musica di qualche anno fa, ridono x delle battute senza senso. E io quì, a pensare a tutto quello che potrebbe essere. Una sigaretta,poi un'altra. E pensare che un giorno, se sarà destino, sarò da qualche parte nel mondo a cercare di curare i danni che questa provoca e intanto, così, mi uccido io stessa. E piano piano, vedendo le persone allegre passare con il gelato in mano, mi sale la rabbia di tutto quello che mi è stato detto gratuitamente. E poi penso a tutto quello che gratuitamente si fa nel mondo ma non mi è affatto d'aiuto.

Una chiamata sul cell...i miei..."ok,ok,arrivo,si mangio a casa,si,ciao". Devo tornare alla mia vita di sempre, un ultimo sguardo all'oscurità, in pratica un'altro sguardo a me stessa, mi asciugo le lacrime, mi passo con non-chalance le dita sotto il naso, saluto la mia anima e mentre riprendo lentamente la strada del ritorno, inizio di nuovo a chiudere i miei mali nel cassetto, inizio di nuovo a cercare di sotterrarli sperando che ciò non faccia tanto male. Dò un ultimo sguardo a lui, lì, immaginandolo sorridente e indaffarato e giro il viso per guardare la strada. Ma un po' di me è ancora in circolo e allora penso "ma a che serve guardare?!"e attraverso...ok...sto arrivando; a pochi angoli di distanza mi guardo in una vetrina del centro, ok, non si vede nulla, faccia pulita come al solito, occhi vitrei e sorriso plastico. Sono pronta ad affrontarli di nuovo. Solo che non so quando sarò pronta ad affrontare me stessa...